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Far giocare non basta più

By   /  21 Maggio 2014  /  No Comments

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Nel 2013 non si è fatto altro che parlare di loro, è una battaglia che ormai dura da anni, tutti aspettavano la svolta decisiva, il “classico” del videoludico che ha segnato la fine di una generazione, l’uscita della PlayStation 4 prodotta da Sony e della Xbox One di casa Microsoft, lanciate in una sfida per il dominio del mondo del “gaming”.

Ma questo non sarà l’ennesimo confronto delle due console, è solo un’analisi economica delle relative società dovuta ad una apparente mancanza di gestione delle proprie risorse, in parole povere, “cosa entrambe hanno lasciato al vento” pur di creare le famose console della NEXT GEN.

Partiamo da Microsoft:

Nonostante Xbox One è stata venduta il doppio rispetto ad Xbox 360 nel mese di Gennaio, gli azionisti di Microsoft hanno chiesto la chiusura delle divisioni Microsoft di Bing, Surface e infine di Xbox, pretendendo quindi in modo esplicito di concentrarsi sullo sviluppo di software e del sistema operativo (data la scarsa duttilità di Windows 8).

Il motivo di questa richiesta così importante è dovuta da semplici interessi di profitto, infatti Bing nel 2013 ha provocato una perdita di 1,3 miliardi di dollari (ed è stato il suo periodo migliore), mentre Surface ha generato una perdita di circa 900 milioni di dollari. Di Xbox non sembrano esserci chiari motivi, ma si presuppone che ci sia una perdita anche in questo settore, senza contare delle voci che affermano che gli incentivi per mandare avanti la produzione della console siano coperti da Android, con l’incasso di 2 miliardi di dollari l’anno grazie alle licenze.

Nel frattempo Sony non sembra passarsela meglio della sua acerrima nemica:

Anche se PlayStation 4 ha venduto il doppio di Xbox One, sempre nel mese di Gennaio; la società giapponese subisce delle consistenti perdite in tutti gli altri settori (telefonia, televisori, pc ed ecc…), mentre solo la Ps4 sembra sopravvivere.

Prevedendo per la fine di bilancio del 2014 una perdita di ben 130 miliardi di yen, con ben circa 5000 licenziamenti avvenuti recentemente, e come se già non bastasse, spese dovute per la riorganizzazione interna dell’azienda.

Tralasciando le cause che possono aver creato una forte crisi per entrambe le società tra cui:

  • concetto di una mentalità chiusa solo per il gioco senza potersi applicare realmente ad altro;
  • costi vertiginosi dei relativi giochi, minimo 70 €;
  • tendenza di comprare un “computer da gaming”.

Si parla di due società che sono tra le più importanti nel mondo, esponenti massimi che dovrebbero mostrare più attenzione e preoccupazione per le strategie da effettuare, sottolineando la leggerezza con cui stanno affrontando questo fenomeno.

Le statistiche di una ripresa per entrambe sembrano concedergli più tempo per recuperare in futuro, ma il sistema del mercato internazionale è molto arduo e l’ha già dimostrato più volte.

Sebbene le società sicuramente non andranno “a chiudere bottega”, ci hanno dimostrato come il mercato continui a mutare nel campo tecnologico, definendo chiara la tendenza di non poter più incidere di propria volontà.

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Nicolas Catalano

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